BALLAD OF VANE TEARS
E’ una ballata che ho scritto in seconda liceo (classico) per il corso di scrittura creativa in lingua inglese.
Quando l’ho scritta avevo 17 anni, la febbre a 39 ed ero molto delusa dall’amore.
Oggi che la pubblico ho 21 anni, ora come ora non ho la febbre, ma, dopo tutto questo amare, questo soffrire, continuo a credere che le lacrime versate per amore siano le più dure ma anche le più inutili.
La trama della ballata è questa: lo spirito di una donna vede un’altra donna piangente nella brughiera, e per spiegarle quanto siano inutili le sue lacrime le racconta le sue storie d’amore.
La lirica suppongo sia pessima, ma all’epoca feci del mio meglio.
Non ho voluto cambiare una sola parola di quello che scrisssi, per mantenere intatto lo spirito di una triste 17enne.
BALLAD OF VANE TEARS
RIT. Little sighing madam sat on your tears
Crying for your love, land me your ears,
Love’s a game of chance, betting
You’ll never know how much you are losing.
I met a poet in my first spring day,
Wearing winded dreams and moonlit wishes,
Joked with my heart like a wild fay
He left my lusts like sealess fishes
RIT.
My insane heart looking for a drug
Was caught by the best tightrope walker
Living in a cloud-castle full of fug
Slipping left me a little heir whiner.
RIT.
Sam was an old friend and true lover
He got me out of trouble chaining me,
Love changed him into a boozer
Violent and jealous, died without having me
RIT.
Last soul’s piece for my son’s friend Taylor
Handsome ’n young full of endless passion,
Discovered us, became a sailor
My son hang his neck asking no question.
RIT.
Now I lay in the moor sat on my tears
Crying for my loves finally appears
Love’s a game of chance, betting
I’ll never know how much I am losing.
Ecco un tocco di lirismo…anche per chi, all’apparenza, non brilla di luce propria
The moon was but a Chin of God
A Night or two ago-
And now she turns Her perfect Face
Upon the World below-
Her forehead is of Amplest Blonde-
Her Cheek-a Beryl hewn-
Her Eye unto the Summer Dew
The likest I have known-
Her Lips of Amber never part-
But what must be the smile
Upon Her Friend she could confer
Were such Her Silver Will-
And what a privilege to be
But the remotest Star-
For Certainty She take Her Way
Beside Your Palace Door-
Her Bonnet is the Firmament-
The Universe-Her Shoe-
The Stars-the Trinkest at Her Belt-
Her Dimities-of Blue-
Emily Dickinson, Poesie
Non era la luna che un mento dorato
una o due notti fa-
ed ora scopre il suo volto perfetto
al mondo di quaggiù-La sua fronte è del biondo più regale-
la sua guancia un berillo tagliato
ed il suo sguardo alla rugiada estiva
il più bello ch’io abbia mai vedutoLe sue labbra ambrate, immobili-
ma quale mai deve essere il sorriso
che potrebbe concedere a un’amica
se tale fosse il suo argenteo volere!E che squisito privilegio essere
anche la più lontana delle stelle
nella certezza ch’Essa passerà
davanti alla tua porta scintillante!Suo berretto è il firmamento,
l’Universo i suoi calzari-
le stelle sono gemme alla cintura,
i suoi veli-l’Azzurro
VORREI
Ho notato che, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, l’autunno è un momento fatidico per lo sbocciare di nuovi amori, forse addirittura meglio della primavera. Guardo con molta tenerezza tutte queste allegre coppiette che si guardano e si sbaciucchiano oppure, semplicemente , camminano in un’altra dimensione incomprensibile a noi altri. Dalla mia posizione di donna solitaria quale sono ho deciso di dedicare a tutti gli innamorati, corrisposti o meno, questa canzone di Francesco Guccini. E’ la sua canzone d’amore più bella, mi fa letteramente venire i brividi, proprio perchè riesce ad esprimere in poesia ciò che si prova quando si ama. Godetevela.
Come mio solito aggiungo il testo.
Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’ aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scurie lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c’è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos’è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l’ universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell’ Appennino dove risuona
fra gli alberi un’ usata e semplice tramontanae lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l’ oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all’ infinitoe lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…
Che ne pensate? Per quel che mi riguarda è una delle mie preferite. E ora, qui in postilla, vorrei aggiungere qualcosa di mio. Spero che il suono di queste parole possa arrivare ad orecchie capaci di ascoltarne il vero significato, orecchie capaci di capire il valore che ha per me il “vorrei” espresso nella canzone. In ultima analisi dedico quella canzone anche a quelle orecchie, se mai esisteranno.
Lentamente muore
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
Martha Medeiros
Fanghiglia
Fanghiglia:
è odioso restare impantanati
tra l’ieri e l’oggi
tra volere e dovere
senza respirare
l’aria della sera.
Fontana Berlinese
Saltellante
Plinplinante
in un tripudio
di gioia colorata.
Acqua
in ogni forna
diventa esibizione.
Acqua
nella forza
nei colori
nella vita che ti dona.
Slanciata verso l’alto.
Acqua
che conquista
colorata improvvisata nella gioia
Un buon consiglio
Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Quest’è Bacco ed Arïanna,
belli, e l’un de l’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.Queste ninfe hanno anco caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Mida vien dopo a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altro poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siàn, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch’a esser convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza
Lorenzo de’ Medici ( Canti carnascialeschi, VII Canzona di Bacco )
Una poesia d’amore
RISVEGLIO
Mi sveglio all’alba,
Amandoti in punta di piedi,
come rugiada scivolo via
in un giorno che non comprende
ciò che fu la Notte.
Mi sveglio all’alba,
Sospirando tra gli sbadigli
Il tuo nome sconosciuto alla luce,
affinché apprenda
la dolcezza della Notte.
Mi sveglio all’alba,
Masticando ricordi non vissuti
Di altre epoche ed altre vite
Permeate della tua essenza
Che profumò la mia Notte.
Mi sveglio all’alba,
Abbandonandoti ai tuoi sogni,
ignaro del mio andare
incorniciato da lacrime,
nostalgiche della Notte.
Mi sveglio all’alba,
salutandoti in silenzio
assaporo il tuo respiro
che promette lealmente
l’amore di un’altra Notte.
