La ragazza con l’orecchino di perla

Ottobre 11, 2008 at 12:13 pm (Recensioni) (, , )

La ragazza con l’orecchino di perla è un film tratto dall’ omonimo libro di Tracy Chevalier, e d è uno dei miei film preferiti. La storia narra del particolare rapporto che si crea tra il pittore Jan Vermeer e la sua giovane domestica Griet. Potrebbe sembrare, ad occhio, il solito film su un amore impossibile, un po’ strappalacrime e con qualche scena di sesso. In realtà tra il i due non succede davvero niente di quello che noi potremmo supporre, non si parla di una relazione che potrebbe attraversa le differenze sociali, l’intimo legame che si crea tra loro riguarda una comunanza tra anime molto difficile da capire. Inoltre la narrazione non viene portata avanti tanto dai dialoghi, quanto dalle immagini che scorrono sullo schermo, poichè la relazione tra il pittore e Griet si costuisce attraverso gli sguardi e le parole non dette, creando nello spettatore un senso di attesa per qualcosa che in realtà non avverrà mai. Per questo non è il solito film. Innanzitutto perchè la vera protagonista è la pittura, che si impossessa della scena proprio perchè il film è girato come fosse un quadro, quindi con un’attenzione maniacale ai colori, agli oggetti, alle luci e alle ombre. Attraverso la fotografia del film si entra nel mondo di Vermeer e chi ha visto almeno un suo quadro non potrà non accorgersene. La cosa che mi piace di più del film è proprio l’incontro tra due sensibilità che riescono a comprendersi in silenzio, senza bisogno di dire niente; due anime che si incontrano senza sapere perchè, senza un futuro o una meta, riuscendo a raccontarsi senza parlare i segreti del proprio cuore. Penso che questo film abbia molto da dire a quelle persone che si osservano da lontano e in silenzio. Alla fine il messaggio del film è che basta uno sguardo per entrare nel mondo di un’altra persona e perdercisi.

Allego delle scene del film in inglese, in modo che possiate capire a cosa mi riferisco quando parlo della comunicazione attraverso gli sguardi.

Questa è una delle scene più intense del film. Il pittore non riesce a dipingere Griet ( gli è stato richiesto un quadro dal suo protettore) perchè non riesce a vederne il volto: in questo modo nasce l’dea del turbante. NB: Griet è puritana per questo non può scoprirsi i capelli. Lascio a voi le interpretazioni metaforiche sulla scena.

In questa scena si capisce molto bene il tipo di rapporto instaurato tra i due protagonisti: Griet riesce a vedere con gli stessi occhi di Vermeer

 

 

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L’insostenibile leggerezza dell’essere

Settembre 27, 2008 at 3:34 pm (Recensioni) (, , , )

 Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. [...]. Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.

Milan Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

Ambientato nella Praga del ‘68 definirei L’insostenibile leggerezza dell’essere come un romanzo filosofico, in quanto non è la vicenda in se stessa ad attirare la nostra attenzione e a catturare la nostra memoria, bensì i concetti che sottendono lo svolgersi degli eventi. La vita, l’amore, il coraggio, la gioia il dolore e, ovviamente, leggerezza e pesantezza, sono solo alucni dei concetti affrontati nel libro. Sono quelle frasi tatteggiate nel libro che colpiscono il nostro cuore comunicandogli qualcosa di importante, qualcosa che sembra irripetibile e che garantisce un unico feeling tra lettore e scrittore, quasi qello che si potrebbe creare tra discepolo e padre spirituale. Il libro risponde alle domande che non abbiamo il coraggio di porci, ci scuote, ci prende per i capelli per trascinarci di fronte ai grandi temi che la quotidianità ci impedisce di affrontare. Appena chiuso il libro non si è più gli stessi di prima, in noi si è operata una crescita spirituale.

Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati vale a dire vogliamo qualcosa dall’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.

Milan Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

 

 

 

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