Itaca

Marzo 31, 2009 at 9:46 pm (Le parole dei saggi)

ITACA

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

Kostantin Kavafis
E’ una bellissima poesia, un’ispirazione di vita.

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VOLA SOLO CHI OSA FARLO

Ottobre 16, 2008 at 10:49 pm (Le parole dei saggi, Le parole di Erato, riflessioni) (, , , , )

“Ho paura” stridette Fortunata.
“Ma vuoi volare, vero?” miagolò Zorba.
Dal campanile di San Michele si vedeva tutta la città. La pioggia avvolgeva la torre della televisione, e al porto le gru sembravano animali in riposo.
“Guarda si vede il bazar di Harry. I nostri amici sono laggiù” miagolò Zorba.
“Ho paura! Mamma! ” stridette Fortunata.
Zorba saltò sulla balaustra che girava attorno al campanile. In basso le auto sembravano insetti dagli occhi brillanti. L’umano prese la gabbiana tra le mani.
“No! Ho paura! Zorba! Zorba!” stridette Fortunata beccando le mani dell’umano.
“Aspetta. Posala sulla balaustra” miagolò Zorba.
“Non avevo intenzione di buttarla giù” disse l’mano.
“Ora volerai ,Fortunata. Respira. Senti la pioggia. E’ acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come ricompensa dopo la pioggia. Senti la pioggia. Apri le ali.” Miagolò Zorba.
La gabbianella spiegò le ali. I riflettori la inondavano di luce e la pioggia le copriva di perle le piume. L’umano e il gatto la videro sollevare la testa con gli occhi chiusi.
“La pioggia. L’acqua. Mi piace!” stridette.
“Ora volerai” miagolò Zorba.
“Ti voglio bene. Sei un gatto molto buono” stridette Fortunata avvicinandosi al bordo della balaustra.
“Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo” miagolò Zorba.
“Non ti dimenticherò mai. E neppure gli altri gatti.” stridette lei già con metà delle zampe fuori dalla balaustra, perchè come dicevano i versi di Atxaga, il suo piccolo cuore era lo stesso degli equilibristi.
“Vola!” miagolò Zorba allungando una zampa e toccandola appena.
Fortunata scomparve alla vista , e l’umano e il gatto temettero il peggio. Era caduta giù come un sasso. Col fiato sospeso si affacciarono alla balaustra, e allora la videro che batteva le ali sorvolando il parcheggio, e poi seguirono il suo volo in alto, molto più in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza di San Michele.
Fortunata volava solitaria nella notte amburghese. Si allontanava battendo le ali con energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche, e subito dopo tornava indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa.
” Volo! Zorba! So volare!” strideva euforica dal vasto cielo grigio.
L’umano accarezzò il dorso del gatto.
“Bene, gatto. Ci siamo riusciti” disse sospirando.
” Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante” miagolò Zorba.
” Ah sì? E che cosa ha capito?” chiese l’umano.
” Che VOLA SOLO CHI OSA FARLO”  miagolò Zorba.
“Immagino che adesso tu preferisca rimanere solo. Ti aspetto giù” lo salutò l’umano.
Zorba rimase a contemplarla finchè non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatte nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto nobile, di gatto del porto.
“Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”  Luis Sepùlveda
Ritorno nuovamente su un tema che mi sta molto a cuore, quello del rischio che secondo me è il sale della vita. Lo ripeto non sempre nella nostra vita tutto è determinato, prestabilito, oppoure ipotizzabile; ci sono volte nelle quali ci dobbiamo gettare senza paracadute per riscoprire la nostra capacità di volare. Non sempre le vittorie sono quelle che si vedono, quelle che si posso riconoscere ad occhi aperti; spesso la vittoria è aver osato. Alcuni lo chiamano coraggio, io lo chiamo volare alto oltre i nostri limiti. e allora tu che hai spiegato le ali nel buoi sarai riconosciuto per la tua forza, per aver osato dove altri fuggono, per aver dato nome  a qualcosa che gli altri fingono di non vedere, per aver parlato quando era meglio tacere, per aver tenteto di aprire una porta che doveva rimanere chiusa. Forse fallirai ma, Oh coraggioso, avrai aggiunto del bagaglio alla tua forza spirituale, divendo migliore, nonchè un esmpio per quanti riconoscono il tuo gesto.
Alle volte la vittoria è il tentativo in sè.

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Ecco un tocco di lirismo…anche per chi, all’apparenza, non brilla di luce propria

Ottobre 11, 2008 at 12:15 pm (Le parole dei saggi, riflessioni) ()

The moon was but a Chin of God
A Night or two ago-
And now she turns Her perfect Face
Upon the World below-

Her forehead is of Amplest Blonde-
Her Cheek-a Beryl hewn-
Her Eye unto the Summer Dew
The likest I have known-

Her Lips of Amber never part-
But what must be the smile
Upon Her Friend she could confer
Were such Her Silver Will-

And what a privilege to be
But the remotest Star-
For Certainty She take Her Way
Beside Your Palace Door-

Her Bonnet is the Firmament-
T
he Universe-Her Shoe-
The Stars-the Trinkest at Her Belt-

Her Dimities-of Blue-

Emily Dickinson, Poesie

Non era la luna che un mento dorato
una o due notti fa-
ed ora scopre il suo volto perfetto
al mondo di quaggiù-

La sua fronte è del biondo più regale-
la sua guancia un berillo tagliato
ed il suo sguardo alla rugiada estiva
il più bello ch’io abbia mai veduto

Le sue labbra ambrate, immobili-
ma quale mai deve essere il sorriso
che potrebbe concedere a un’amica
se tale fosse il suo argenteo volere!

E che squisito privilegio essere
anche la più lontana delle stelle
nella certezza ch’Essa passerà
davanti alla tua porta scintillante!

Suo berretto è il firmamento,
l’Universo i suoi calzari-
le stelle sono gemme alla cintura,
i suoi veli-l’Azzurro

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VORREI

Ottobre 11, 2008 at 1:19 am (Le parole dei saggi, Musica) (, , , , )

Ho notato che, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, l’autunno è un momento fatidico per lo sbocciare di nuovi amori, forse addirittura meglio della primavera. Guardo con molta tenerezza tutte queste allegre coppiette che si guardano e si sbaciucchiano oppure, semplicemente , camminano in un’altra dimensione incomprensibile a noi altri. Dalla mia posizione di donna solitaria quale sono ho deciso di dedicare a tutti gli innamorati, corrisposti o meno, questa canzone di Francesco Guccini. E’ la sua canzone d’amore più bella,  mi fa letteramente venire i brividi, proprio perchè riesce ad esprimere in poesia ciò che si prova quando si ama. Godetevela.

Come mio solito aggiungo il testo.

Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’ aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c’è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos’è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l’ universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell’ Appennino dove risuona
fra gli alberi un’ usata e semplice tramontana

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l’ oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all’ infinito

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

 

Che ne pensate? Per quel che mi riguarda è una delle mie preferite. E ora, qui in postilla, vorrei aggiungere qualcosa di mio. Spero che il suono di queste parole possa arrivare ad orecchie capaci di ascoltarne il vero significato, orecchie capaci di capire il valore che ha per me il “vorrei” espresso nella canzone. In ultima analisi dedico quella canzone anche a quelle orecchie, se mai esisteranno.

 

 

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Lentamente muore

Settembre 26, 2008 at 12:12 pm (Le parole dei saggi) (, , , , )

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Martha Medeiros

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Un buon consiglio

Settembre 3, 2008 at 4:20 pm (Le parole dei saggi) (, , , )

Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.       
Quest’è Bacco ed Arïanna,
belli, e l’un de l’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

        Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.

        Queste ninfe hanno anco caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

        Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

        Mida vien dopo a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altro poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

        Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siàn, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

        Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch’a esser convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza

 

 

Lorenzo de’ Medici ( Canti carnascialeschi, VII Canzona di Bacco )

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Vita

Settembre 2, 2008 at 9:05 pm (Le parole dei saggi) (, , , )

Un guerriero della luce fa sempre qualcosa fuori del comune.

Può ballare per la strada mentre si reca al lavoro, guardare negli occhi uno sconosciuto e parlare di amore al primo incontro, difendere un’idea che può sembrare ridicola. I guerrieri della luce si permettono simili cose.

Egli non ha paura di piangere per antiche pene, o di gioire per nuove scoperte. Quando sente che è giunto il momento, lascia tutto e parte per l’avventura tanto sognata. Quando capisce di essere al limite della resistenza, abbandona il combattimento, senza colpevolizzarsi per aver fatto un paio di follie inaspettate.

Un guerriero della luce non passa i giorni tentando di rappresentare il ruolo che altri hanno scelto per lui.

Paolo Coelho ” Manuale del guerriero della luce”

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