I’ll be waiting

Ottobre 15, 2009 at 9:33 pm (Uncategorized)

“This is the hardest story that I ever told”

Robyn amava gli altri.
Un giorno conobbe Agape, da cui imparò a guardare il mondo con occhi diversi.
Insieme, percorrendo le strade più impervie del pensiero umano, ne andavano scoprendo alcuni segreti e, trovandosi di fronte dilemmi e ostacoli sempre nuovi, forti del loro essere insieme, sapevano dimostrarsi invincibili.

Il primo amore di Agape era nato e si era disfatto già pochi anni prima, durante la sua adolescenza.
Da quando Robyn aveva incontrato Jeade provava qualcosa di nuovo nei confronti del mondo: gratitudine.
Il tenero attaccamento tra Robyn e Jeade non aveva tardato a manifestarsi, seppure timidamente. Agli sguardi delle altre persone non sfuggiva mai il loro minimo scambio d’affetto, non una sola dolce promessa silenziosa e ridente. Inevitabilmente, tutto questo compariva anche in superficie, ed ognuno si convinse della bellezza e della vitalità dell’affiatamento tra quelle due anime.

More loneliness than any man could bear
Rescue me before I fall into despair

Agape era entusiasta di ciò che aveva improvvisamente fatto irruzione nelle vite di Jeade e Robyn. Nutriva tuttavia il desiderio di provare nuovamente emozioni autentiche, e di saperle condivise. Col pensiero sfiorava, coscientemente per poi arrivare a penetrarla, la superficie dei suoi sogni più ricorrenti, così densi di parole mai pronunciate.

Only hope can keep me together…

Un giorno Agape si imbattè in qualcuno che non si aspettava affatto. Il suo cuore rimase colpito da una scossa violenta. Uno stile di vita, un atteggiamento disilluso, l’immensità di due occhi nascosti, spauriti, sorpresi, tristi e vagabondi. L’infelicità trasudava da ogni angolo di quel corpo apparentemente disabitato, impregnava l’aria che respiravano quando erano a contatto, preoccupava e inibiva Agape.
Robyn si soffermò a lungo a riflettere sulle nuove perplessità suscitate da Agape riguardo tale incredibile scoperta.
Si rivolse più d’una volta il quesito senza risposta: “Come compostarsi?”, finché giunse a valutare l’importanza dell’agire spontaneo in simili circostanze, oscure ed enigmatiche.

“Sense is broken
It has been torn apart
to me”

lesse. Frasi già scritte, già pensate precedentemente, in altri, ormai distanti scenari di guerra e solitudine. Si addormentò col pensiero di aver chiuso la questione.

Agape continuò ad osservare lo strano fenomeno dell’essere tenebroso e solitario, apparizione abituale del pomeriggio. Talvolta sembrava di cogliere, riposto al sicuro sotto una coltre di ciuffi, un sorriso disarmante, colmo di infinita dolcezza.
Era presto per impegnarsi in un sentimento vero, ma…

Robyn amava Jeade, sentiva di essere il neonato allevato da quel cucciolo a cui poi aveva tenuto compagnia, rendendone i giorni più luminosi, senza precludergli alcuna libertà, donandogli l’affetto e la serenità che entrambi avevano cercato a lungo. Era un amore disinteressato, color del sole. Coi suoi raggi circondava gli increduli spettatori del loro amore, affascinati e spaventati da quel legame, come dal mistero insondabile della fusione tra due essenze. Tuttavia si trattava, per Robyn, di un fragile non-equilibrio, difficile da tenere saldo, un delicato fiore che con l’arrivo dell’inverno si sarebbe docilmente piegato al volere del vento e della pioggia.
Robyn desiderava ardentemente la felicità di Agape.
“Che persona impossibile..
E allora, prima di rovinare tutto..
Mi concentrerò una volta per tutte sui miei obiettivi, e non avrò più alcun  ostacolo..”
Pensò intensamente, fino a logorarsi la mente..
Ad un tratto capì. D’istinto, la risoluzione.
Che non avrebbe svelato a nessuno.

Le prime giornate che seguirono Robyn le trascorse sui libri e, nelle pause, a spiare Jeade da dietro le porte, i muri e gli alberi ad ambedue perfettamente noti, prendendosi la testa tra le mani e chiedendosi se avesse compiuto la scelta giusta. Ma poi si sollevava dai suoi pensieri, e si incamminava verso ciò che l’aspettava. Jeade, del tutto inconsapevole di quanto stava accadendo, cominciò a sospettare della scomparsa di Robyn solo dopo tre giorni di vane ricerche, all’inizio ingenue, poi via via sempre più precise ed esasperate.

Una mattina Robyn, mentre camminava leggendo, per poco non si scontrò, casualmente, con Jeade, la cui attenzione venne però attirata altrove in quel medesimo istante. Robyn si ritrasse dall’angolo pericoloso del labirintico corridoio, rifugiandosi dietro uno scaffale, ed attese. Anche senza sbirciare, riuscì a percepire turbamento nella figura, di spalle, di Jeade, un tremore nella sua voce che tradiva un mancamento. Si portò le mani sulla testa, appoggiandosi alla parete, in silenzio. Ascoltando Jeade nel buio, chiuse gli occhi. Poi li riaprì, fissò il suo sguardo a terra, poi sulle forme della persona che tanto amava.

Guardando fuori dalla finestra della sua camera, Jeade manteneva un’espressione a metà tra il rassegnato, il meravigliato, e il corrucciato.

I  should have known this right from the start
Love can mend your life but love can break your heart.

2 o’clock in the morning, something’s on my mind
Can’t get no rest; keep walkin’ around

Una notte Robyn scorse l’ombra di Jeade passeggiare lungo le mura di cinta della città, e la osservò allontanarsi lentamente di fronte a sé, passare poi tra le rovine di un antico reame, mai contemplato attraverso un simile struggente splendore.
Una voce gridava in un sussurro, dal profondo:
You’ve got the love you need right in front of you
Please come home!

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