Penelope

Dicembre 11, 2008 at 12:18 am (Uncategorized) ()

Ti penso.
Vorrei che il mare mi conducesse nuovamente alle amate spiagge
dalle quali sento ora di essere spaventosamente distante.
Costretto
da ineluttabile volontà
a vagare in cerca di regioni
che credo perdute
forse vaneggio
immaginando
o sogno proibito,
di rivederti
un giorno.
Signora della mia terra
Padrona del mio cuore
Tu sola vincitrice.
Il tuo volto
forse un po’ indurito dal tempo
ma reso ancor più bello dalla fermezza nello guardo
che sommità di montagne
minimamente scosse dalla tempesta t’invidiano,
inseguo e ammiro
assorto in tetre meditazioni.
Dolce miraggio dell’anima
come astro luminoso,
Te e nessun’altra riconosco in me stesso.
E doloroso mi è in dispersi luoghi indugiare
nei quali lo splendore rende triste il dovere di rendervi omaggio
-quale astuto guerriero e buon comandante-
mantenendo disperatamente interminabile la rotta.
Ciascuna nuova tappa
segnata dal cieco avanzare del mio cammino
non fa che incupirne l’aspetto.
Giuro agli dei che sfiderò l’avverso Fato
per riaverti al mio fianco
ma essi ben dimostrano di conoscer nei sentimenti
colui che scatena le loro ire,
volendomi da te profondamente lontano.
In ogni donna che incontro
scorgo di come baciarne le labbra
senza avvertirne il calore
svelerebbe il nome
della stella,
unica, tra le insignificanti fiamme,
che anelo a ritrovare,
colei, figlia di chi,
evitando che si spegnesse per mano di acque incerte
mi permise di amarla.
Entrambi smarriti, in chissà quale sorte,
non dispero la tua migliore della mia…
Se stai sperando,
coraggiosa Regina,
incessante e immortale
scrutatrice del luminoso orizzonte,
al chiarore dell’alba
o durante l’acceso rossore del tramonto
fiduciosa nell’attesa,
possa questa esser colmata
da una gioiosa venuta,
accolta dal candore inaspettato
d’un tuo sorriso.

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