La ragazza con l’orecchino di perla

La ragazza con l’orecchino di perla è un film tratto dall’ omonimo libro di Tracy Chevalier, e d è uno dei miei film preferiti. La storia narra del particolare rapporto che si crea tra il pittore Jan Vermeer e la sua giovane domestica Griet. Potrebbe sembrare, ad occhio, il solito film su un amore impossibile, un po’ strappalacrime e con qualche scena di sesso. In realtà tra il i due non succede davvero niente di quello che noi potremmo supporre, non si parla di una relazione che potrebbe attraversa le differenze sociali, l’intimo legame che si crea tra loro riguarda una comunanza tra anime molto difficile da capire. Inoltre la narrazione non viene portata avanti tanto dai dialoghi, quanto dalle immagini che scorrono sullo schermo, poichè la relazione tra il pittore e Griet si costuisce attraverso gli sguardi e le parole non dette, creando nello spettatore un senso di attesa per qualcosa che in realtà non avverrà mai. Per questo non è il solito film. Innanzitutto perchè la vera protagonista è la pittura, che si impossessa della scena proprio perchè il film è girato come fosse un quadro, quindi con un’attenzione maniacale ai colori, agli oggetti, alle luci e alle ombre. Attraverso la fotografia del film si entra nel mondo di Vermeer e chi ha visto almeno un suo quadro non potrà non accorgersene. La cosa che mi piace di più del film è proprio l’incontro tra due sensibilità che riescono a comprendersi in silenzio, senza bisogno di dire niente; due anime che si incontrano senza sapere perchè, senza un futuro o una meta, riuscendo a raccontarsi senza parlare i segreti del proprio cuore. Penso che questo film abbia molto da dire a quelle persone che si osservano da lontano e in silenzio. Alla fine il messaggio del film è che basta uno sguardo per entrare nel mondo di un’altra persona e perdercisi.
Allego delle scene del film in inglese, in modo che possiate capire a cosa mi riferisco quando parlo della comunicazione attraverso gli sguardi.
Questa è una delle scene più intense del film. Il pittore non riesce a dipingere Griet ( gli è stato richiesto un quadro dal suo protettore) perchè non riesce a vederne il volto: in questo modo nasce l’dea del turbante. NB: Griet è puritana per questo non può scoprirsi i capelli. Lascio a voi le interpretazioni metaforiche sulla scena.
In questa scena si capisce molto bene il tipo di rapporto instaurato tra i due protagonisti: Griet riesce a vedere con gli stessi occhi di Vermeer