Perchè la Matematica?
Domani ricominciano i corsi al Dipartimento di Matematica Guido Castelnuovo dell’Università “La Sapienza” di Roma, e non può che essere una buona occasione per riflettere su una scelta. Perchè Matematica? Ognuno di noi avrà la sua risposta, magari più o meno valida, ma a ciascuno la Matematica comunica qualcosa.
La cosa che personalmente mi ha sempre affascinato della Matematica è il suo essere sorprendente, la sua doppia faccia, precisione e rigore ma anche estrema creatività e immiginazione. Me la sono sempre immaginata come una donna alla Mucha , distante e misteriosa, molto Art Nouveu, di sicuro portatrice inconoscibile ai più. La Matematica va guardata negli occhi per essere compresa, di sicuro un po’ sfidata. E’ una lotta titanica tra l’imperfezione e la finitezza umana e la perfezione e l’infinito concepibili solo dalla mente dell’uomo. Una sfida con le armi eteree della logica. Bisogna essere un po’ filosofi per essere Matematici. Qualche maligno dice un po’ pazzi, ma quel maligno intende male lo sguardo che trapassa la realtà del matematico, quello sguarda che guarda altri mondi inimmagibili, pluridimensionali. La sua croce e la sua delizia.
In ogni modo domani si ricomincia. A imparare e a giocare con l’infinito.
L’insostenibile leggerezza dell’essere
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. [...]. Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.
Milan Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”
Ambientato nella Praga del ‘68 definirei L’insostenibile leggerezza dell’essere come un romanzo filosofico, in quanto non è la vicenda in se stessa ad attirare la nostra attenzione e a catturare la nostra memoria, bensì i concetti che sottendono lo svolgersi degli eventi. La vita, l’amore, il coraggio, la gioia il dolore e, ovviamente, leggerezza e pesantezza, sono solo alucni dei concetti affrontati nel libro. Sono quelle frasi tatteggiate nel libro che colpiscono il nostro cuore comunicandogli qualcosa di importante, qualcosa che sembra irripetibile e che garantisce un unico feeling tra lettore e scrittore, quasi qello che si potrebbe creare tra discepolo e padre spirituale. Il libro risponde alle domande che non abbiamo il coraggio di porci, ci scuote, ci prende per i capelli per trascinarci di fronte ai grandi temi che la quotidianità ci impedisce di affrontare. Appena chiuso il libro non si è più gli stessi di prima, in noi si è operata una crescita spirituale.
Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati vale a dire vogliamo qualcosa dall’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.
Milan Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”
Lentamente muore
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
Martha Medeiros
Matematica e Scultura
La Matematica, vista nella giusta luce, possiede non soltanto verità ma anche suprema bellezza – una bellezza fredda e austera come quella della scultura
Bertrand Russell ” Misticismo e Logica”
E’ questo l’aspetto più incantevole della Matematica, la sua essenziale magia, quest’ algida superiorità che le conferisce la Bellezza di una dea classica.
A pensarci bene c’è uno stretto legame, non solo simbolico tra Matematica e Scultura. Quel richiamo di proporsioni e simmetrie che allude ad un mondo superiore di perfezione è ciò che ci affascina di più della scultura classica. Quell’aspirazione alla perfezione, alla ricerca della regola assuluta è la veste preferita della matematica.
L’ordine che vince sul caos, la stessa aspirazione per due ricerche intellettuali assai diverse: non è un caso.
L’uomo ha da sempre un’innata aspirazione al controllo di ciò che gli sfugge, sia esso un sentimento o un fenomeno naturale, che il mezzo sia un martello o un’equazione poco conta, il fine è il medesimo.
E’ solo uno degli esempi dei tanti punti di contatto tra Arte e Matematica.
Fanghiglia
Fanghiglia:
è odioso restare impantanati
tra l’ieri e l’oggi
tra volere e dovere
senza respirare
l’aria della sera.
OGGI
Come chi frequenta abitualmente il Dipartimento di Matematica ha potuto notare da oggi sono affissi in giro per i corridoi e in altri luoghi del CastelNuovo degli ameni fogliettini pieni di citazioni.
Cosa rappresentano? Perchè sono stati messi? Cosa sperano di provocare?
Se siete finiti su questo blog un primo passo è stato compiuto, vi siete incuriositi; avete abbandonato le usuali abitudini per andare verso l’ignoto. E non è per niente scontato.
Ora avete davanti questa pagina virtuale, se guardate la banda a destra ci sono un po’ di post in bacheca. La cosa più naturale è continuare a curiosare!
Se poi la lettura vi avrà suscitato domande, perplessità, rabbia o altro sta a voi darvi la risposta.
In poche parole questo è uno spazio virtuale di pensiero artistico-scientifico-filosofico libero. Vengono espresse delle opinioni che non aspettano altro che essere contraddette, viene prodotto qualcosa di pseudo artistico che aspetta solo di essere ampliato.
L’intento generale è quello di aprire una prospettiva. Una prospettiva di pensiero globale nel quale non si divida il sapere umano per aree o ambiti. Un orizzonte culturale più ampio nel quale la nostra scelta accademica non debba restringere i nostri interessi bensì ampliarli.
In poche parole questo è un luogo virtuale nel quale far spaziare il pensiero, sta a voi aiutarci a farlo.
Fontana Berlinese
Saltellante
Plinplinante
in un tripudio
di gioia colorata.
Acqua
in ogni forna
diventa esibizione.
Acqua
nella forza
nei colori
nella vita che ti dona.
Slanciata verso l’alto.
Acqua
che conquista
colorata improvvisata nella gioia
Un buon consiglio
Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Quest’è Bacco ed Arïanna,
belli, e l’un de l’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.Queste ninfe hanno anco caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Mida vien dopo a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altro poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siàn, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch’a esser convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza
Lorenzo de’ Medici ( Canti carnascialeschi, VII Canzona di Bacco )
Una poesia d’amore
RISVEGLIO
Mi sveglio all’alba,
Amandoti in punta di piedi,
come rugiada scivolo via
in un giorno che non comprende
ciò che fu la Notte.
Mi sveglio all’alba,
Sospirando tra gli sbadigli
Il tuo nome sconosciuto alla luce,
affinché apprenda
la dolcezza della Notte.
Mi sveglio all’alba,
Masticando ricordi non vissuti
Di altre epoche ed altre vite
Permeate della tua essenza
Che profumò la mia Notte.
Mi sveglio all’alba,
Abbandonandoti ai tuoi sogni,
ignaro del mio andare
incorniciato da lacrime,
nostalgiche della Notte.
Mi sveglio all’alba,
salutandoti in silenzio
assaporo il tuo respiro
che promette lealmente
l’amore di un’altra Notte.
Vita
Un guerriero della luce fa sempre qualcosa fuori del comune.
Può ballare per la strada mentre si reca al lavoro, guardare negli occhi uno sconosciuto e parlare di amore al primo incontro, difendere un’idea che può sembrare ridicola. I guerrieri della luce si permettono simili cose.
Egli non ha paura di piangere per antiche pene, o di gioire per nuove scoperte. Quando sente che è giunto il momento, lascia tutto e parte per l’avventura tanto sognata. Quando capisce di essere al limite della resistenza, abbandona il combattimento, senza colpevolizzarsi per aver fatto un paio di follie inaspettate.
Un guerriero della luce non passa i giorni tentando di rappresentare il ruolo che altri hanno scelto per lui.
Paolo Coelho ” Manuale del guerriero della luce”
